Responsabilità contrattuale del maestro di sci nel caso di infortunio dell’allievo

(Tribunale di Perugia, n. 413 del 13.3.2017)

Interessante sentenza del Tribunale di Perugia, poi confermata di recente dalla Corte d’Appello (sent. n. 651 del 22.10.2019), in materia di responsabilità del maestro di sci rispetto all’allievo che si infortuna nel corso di una lezione. 
Caso trattato dal nostro studio, che ha visto riconosciute le richieste risarcitorie dell’allievo di una scuola sci, classificato “principiante”, condotto dal maestro su pista rossa, in giornata particolarmente fredda con fondo ghiacciato, caduto nel corso della lezione procurandosi la frattura del piatto tibiale.

FATTO

Con atto di citazione del 14.03.2011, ritualmente notificato alla odierna convenuta, l’attore conveniva la Scuola di sci e snowboard *** innanzi all’intestato Tribunale per sentirla condannare al ristoro dei danni subiti in occasione di un sinistro occorsogli durante una lezione di sci, il giorno 02.02.2010. A conforto della domanda, l’attore esponeva di essersi iscritto alla scuola sci della convenuta rappresentando di non aver mai avuto esperienze in tale disciplina; di essere stato, pertanto, assegnato alla classe “principianti”; che il secondo giorno di lezione, l’istruttore assegnato al suo corso aveva portato la classe su una pista “rossa”, ad altezza di oltre 2100 mt., con fondo ghiacciato e temperatura oscillante tra i -10 ed i -15°; che in tali circostanze, nel mentre procedeva ad una discesa su un tratto della pista particolarmente ripido, nel tentativo di evitare un’allieva che lo precedeva e che si era fermata, cadeva rovinosamente in terra, procurandosi gravi lesioni alla gamba destra.

Continuava, l’attore, affermando che a causa dell’infortunio aveva subito danni notevoli, tanto che il proprio consulente di parte aveva quantificato il solo danno permanente nella misura del 25%.

Sosteneva che la responsabilità fosse della convenuta scuola di sci, ai sensi dell’art. 1228 c.c., atteso che il maestro assegnato al corso di istruzione, senza tener conto del fatto che l’attore fosse un principiante; che la pista rossa è notoriamente destinata ad utenti esperti e certamente non a principianti; che il fondo della pista era ghiacciato e pertanto molto più impegnativo; che la temperatura al suolo era -al momento dell’evento- di circa -15°; nonostante tutto ciò aveva comunque portato l’attore su una siffatta pista, con ciò venendo chiaramente meno all’obbligo di diligenza, prudenza e perizia e, di fatto, dimostrandosi inadempiente rispetto alle obbligazioni nascenti dal contratto d’opera intercorso tra le parti.

Sottolineava che, nel corso della pregressa fase stragiudiziale, la controparte rifiutava pretestuosamente di adempiere all’obbligo risarcitorio, con ciò rendendo inevitabile il ricorso alla Giustizia.

Concludeva, previo accertamento dell’inadempimento contrattuale della convenuta, per la condanna di questa al pagamento, a titolo di risarcimento danni patrimoniali e non patrimoniali, fisici e morali, della somma di €. 144.971,60, oltre interessi legali dalla domanda al soddisfo; con vittoria di spese di lite. Si costituiva in giudizio la convenuta, contestando la domanda attorea e sostenendo che l’attore aveva già avuto esperienze sciistiche, altrimenti sarebbe stato inserito nel “primo gruppo” -e non nel “secondo gruppo”- dei “principianti”, proprio perché egli aveva affermato di aver già avuto precedenti esperienze; che, in ogni caso, il maestro, per prassi, prima di procedere all’inserimento nei gruppi, procede ad una selezione per verificare il livello di preparazione; che non era vero che la pista teatro del sinistro fosse inadatta all’attore, né che la temperatura fosse così rigida, perchè quel giorno il tempo era buono e non era possibile che alle 11.00 la pista fosse ghiacciata; al massimo avrebbe potuto diventarlo nel pomeriggio.

Chiosava affermando che la scuola aveva perfettamente adempiuto al contratto intercorso con il M***, avendo assegnato l’attore ad un corso tenuto da un maestro con diploma FIS che aveva impartito le normali regole di prudenza da adottare nell’intraprendere una discesa per evitare infortuni e che dette regole non erano state seguite dal M***.

Contestava la quantificazione dei danni richiesti e concludeva per il rigetto della domanda perché infondata; con vittoria di spese.

Nel corso del giudizio, concessi i termini ex art. 183 co. 6 c.p.c., veniva ammessa la CTU medico-legale; veniva altresì ammessa la prova testimoniale articolata dalla convenuta, di poi revocata con ordinanza del 16.04.2013.

Alla udienza del 14.11.2013 il Giudice rinviava per la precisazione delle conclusioni al 15.01.2015; di poi rinviata al 28.01.2015 ed ancora al 17.03.2016, data in cui questo Giudice tratteneva la causa a sentenza concedendo alle parti i termini ex art. 190 c.p.c..

DIRITTO

La domanda è fondata e merita accoglimento.

Va premessa la totale condivisione, da parte di questo Giudice, delle conclusioni del CTU il quale ha operato con estremo rigore scientifico ed approfondito esame obiettivo del periziando e della documentazione medica a sua disposizione, adoperando criteri medico-legali immuni da errori o vizi.

Nel merito, si osserva come possa considerarsi pacificamente ammessa la esistenza di un contratto tra le parti, sub specie di contratto di prestazione d’opera, così come è incontestato che l’attore fosse iscritto al corso per principianti, tanto argomentandosi sia dalla documentazione versata in atti (e non contestata), sia dalla stessa ammissione della convenuta che, pur tentando di perorare la sussistenza di due sub-categorie di “principianti”, non contesta che l’attore fosse iscritto al corso per principianti.

Va, altresì, ritenuto pacifico e riconosciuto che il sinistro per cui è causa si è verificato all’apice della pista “rossa” Absam Maierl (Mayrl secondo la dizione della convenuta), così come è provato che al momento dell’accaduto la temperatura al suolo fosse di almeno -8° e che la caduta del M*** sia intervenuta nell’affrontare la discesa della richiamata pista rossa.

Ciò posto, si osserva che la fattispecie dedotta in giudizio va qualificata come risarcimento danni da inadempimento contrattuale con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 1218 c.c., compete al creditore provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre al debitore incombe l’onere di dimostrare che l’evento dannoso si è verificato per causa non imputabile alla scuola o al maestro.

Nel corso dell’evoluzione giurisprudenziale in materia di responsabilità contrattuale e di responsabilità professionale, la Suprema Corte ha affermato che “ai fini del riparto dell’onere probatorio, l’attore danneggiato deve limitarsi a provare la esistenza del contratto (o il contratto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è eziologicamente rilevante” Cass. SS.UU. 577/2008); conformemente, peraltro, in fattispecie di danni conseguenti a caduta durante un corso di sci, Cass. 2559/2011, Cass. Sez. III n. 9437/2012, Cass. Sez. III n. 3612/2014. Da quanto detto, consegue che l’attore ha assolto al proprio onere probatorio, avendo dimostrato l’esistenza del contratto d’opera, l’insorgenza del danno nel corso del rapporto, denunciato l’inadempimento di controparte, consistito, in particolare, nell’aver omesso la dovuta diligenza e prudenza richiesta dalle condizioni soggettive dell’attore (sciatore principiante) ed oggettive (particolari difficoltà della pista rossa ad altitudine di oltre 2100 mt., con fondo ghiacciato e temperatura sensibilmente sotto lo 0°).

Operando in tal modo, il maestro di sci si è reso responsabile dell’inadempimento finanche delle prestazioni accessorie connesse al contratto, quali l’obbligo di vigilare sulla sicurezza ed incolumità dell’allievo, anche al fine di evitare che questi potesse procurare un danno a se stesso (danno da autolesione).

Ebbene, è un dato di esperienza comune, tale da assurgere al rango di fatto notorio, che nella ripartizione delle piste da sci secondo il grado di difficoltà (verde, blu, rosso e nero), la pista “rossa” identifica un percorso adatto a sciatori aventi una discreta esperienza nella disciplina, certamente non consono ad un principiante.

Ne deriva che, nell’ambito della prestazione d’opera di che trattasi era lecito attendersi ed esigere dal professionista una diligenza qualificata, inducendo il medesimo ad evitare di proporre all’attore di sciare nelle condizioni di tempo e luogo acclarate.

In ogni caso, parte convenuta non ha adempiuto all’onere probatorio su di essa gravante, non avendo dimostrato che l’evento dannoso si fosse verificato per causa ad essa non imputabile.

Sul punto, anche a conferma della decisione del Tribunale di revocare il provvedimento ammissivo della prova testimoniale articolata dalla convenuta, si deduce ed osserva che le circostanze dedotte in prova (irrilevanti in gran parte, nn. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, ovvero non contestate specificamente e/o comunque irrilevanti, nn. 9, 10, 12, ovvero –ancora- da provare documentalmente, n. 11), quantunque tutte confermate, non sarebbero state idonee a modificare il convincimento del Giudice.

Peraltro, le medesime modalità con le quali il sinistro si è verificato (la mancanza di contatto con alcuno degli altri sciatori, la caduta causata dal tentativo -non riuscito- di evitare un ostacolo fisso, rappresentato dalla sciatrice ferma lungo la direzione di sciata dell’attore), rappresentano plasticamente la scarsa esperienza dell’attore, incapace di attuare autonomamente una manovra (abbastanza semplice per uno sciatore esperto e/o comunque abituato a sciare su piste “rosse”) finalizzata ad arrestarsi o scansare l’ostacolo improvviso.

E’ doveroso affermare, per quanto pleonastico, che le modalità della caduta non sono state contestate, bensì confermate e valorizzate, da parte convenuta.

Indubbia, per quanto fin qui osservato, la responsabilità della convenuta tenuta a rispondere, ex art. 1228 c.c., dell’operato del maestro di sci assegnato al corso.

Per quanto attiene alla quantificazione del danno, ribadita la adesione alle risultanze della CTU, appare congruo liquidare, tenuto conto delle Tabelle di Milano vigenti nel 2010, applicando una personalizzazione del danno nella misura del 20% (reputata equa dal Giudicante, in adesione ai principi espressi dalla Suprema Corte (Cass. n.12408/11), in considerazione dei negativi riflessi sulla vita di relazione ed esistenziale e tenuto conto dell’attività professionale dell’attore, della lunga e delicata degenza, della incidenza sulla propria capacità lavorativa) le seguenti somme: €. 10.010,00 per invalidità temporanea (di cui €. 5.460,00 per giorni 60 al 100%; €. 2.047,50 per giorni 30 al 75%; €. 1.820,00 per giorni 40 al 50% ed €. 682,50 per giorni 30 al 25%; considerato il valore di un giorno di invalidità in €. 91,00); €. 71.722,80 per danno da invalidità permanente (€. 59.769,00 aumentato di €. 11.953,80 in virtù della dedotta personalizzazione).

Trattandosi di debito di valore, sulle somme così liquidate (già devalutate alla data del sinistro), va calcolata la rivalutazione monetaria, anno per anno a far data dal sinistro, con la maggiorazione degli interessi legali sugli importi annualmente rivalutati e fino al soddisfo.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da ***, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:

1. Accoglie la domanda e, per l’effetto,

2. Condanna la convenuta Scuola di sci e snowboard ***, in persona del suo l.r.p.t., al risarcimento dei danni in favore dell’attore che si liquidano in €. 10.010,00 per invalidità temporanea ed €. 71.722,80 per danno da invalidità permanente, oltre rivalutazione monetaria ed interessi a far data dal sinistro e fino al soddisfo;

3. Condanna la convenuta al pagamento delle spese di CTU, come liquidate in corso di causa, nonchè al pagamento di spese e funzioni di lite in favore dell’attore, che si liquidano in complessivi €. 8.360,70, di cui €. 565,70 per spese, oltre rimborso forfetario, CPA ed IVA se dovuta.

Perugia, 28.01.2017

Il G.O.T.

Dott. Fulvio Dello Iacovo